Up Vie d'acqua, di terra e di ferro : i percorsi del Grand TourTour

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Prima dell’avvento della strada ferrata, occorsa negli anni ’70 dell’Ottocento, il viaggiatore che intendesse giungere in Taranto doveva percorrere la normale viabilità stradale, viaggiando a bordo di carrozze, calessi, cavalli (o muli) ovvero a piedi (come scelse di fare Justus Tomassini). L’unica alternativa era rappresentata da passaggi su navi commerciali, ovvero (più spesso) dal noleggio di barche private. Qui in alto una comitiva di viaggiatori olandesi e la barca da loro noleggiata, nel porticciolo di Luogovivo (da Ducros). Uno dei motivi della storica marginalità sofferta dalla regione pugliese (ed in particolare della sua estremità più orientale, il Salento), nei confronti di quelle aree del Regno dove si giocava la partita politica, economica e sociale derivava sicuramente dalla precarietà delle sue infrastrutture stradali. Fatta eccezione per le strade regie, infatti, affidate alla magistratura del portulanato, non esisteva a livello locale né un organismo tecnico preposto, né un programma di regolare manutenzione della viabilità secondaria. Per tal motivo chi viaggiava aveva da metter in conto il dover fronteggiare, anche drammaticamente, il ciclico ripetersi di guasti cagionati da eventi calamitosi ovvero la normale senescenza dei manufatti, con l’intero sistema delle comunicazioni via terra al collasso. Uno dei luoghi comuni più ricorrenti nella letteratura del Grand Tour è costituita pertanto proprio dalle lamentele sul cattivo stato in cui versavano le strade, circostanza che obbligava i viaggiatori ad infiniti e indicibili disagi. A questi si aggiungevano altresì i mille cavilli e le vere estorsioni pretese dai passieri (gli incaricati della riscossione dei diritti di passo, laddove dovuti ai vari signorotti feudali durante l’Ancien Régime) . Le principali strade di accesso alla città ionica erano, sin dall’antichità: la strada delle Calabrie, quella che ricalcava l’antico percorso della Via Appia (proveniente dall’Alta Murgia altamurana), quella che proveniva da Bari (e tramite essa dalla capitale) e le strade provenienti da Brindisi (in prosecuzione con il già citato percorso dell’Appia) e da Manduria (l’antica Appia Sallentina, di cui è traccia già nella tardo-antica Tabula Peutingeriana). La situazione migliorò considerevolmente nel corso della prima metà dell’Ottocento, con l’individuazione di diversa competenza (comunali, provinciali e statali) e la creazione di nuovi percorsi, che finalmente ponevano termine all’estenuante zigzagare di tragitti cristallizzatisi nel Medio Evo. Un altro pericolo incombente sulle strade era costituito dal ricorrente recrudescenza del brigantaggio, che induceva molti viaggiatori a saltare a pie’ pari il passaggio della intera Calabria, compiendo il successivo passaggio in Sicilia ricorrendo a barche.
Carro
Carrozza
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Via-AppiaCandile
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StradaMottola2
Tabula1
Barca
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Immagini totali: 11 | Ultimo aggiornamento: 21/04/09 17.19 | Generato da JAlbum & Chameleon | Aiuto