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TERRA DELLE GRAVINE
Associazione culturale
per la promozione del territorio

PAROLE CHIAVE: immagini, rural landscape history, storia del paesaggio agrario, Taranto, Puglia, Italia meridionale, associazione culturale, gravine, mostre fotografiche, masserie, Civiltà Rupestre


I classici della Modernità nella Terra delle Gravine: le letture

Il canto IX dell'Odissea di Omero

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Domenica 7 giugno 2009: Grottaglie, lama di Penziero

Penziero0003 (100K)

La stagione escursionistica è terminata, ma abbiamo ritenuto di non interrompere la corresponsione d'affettuosi sensi instauratasi nel corso di questi mesi ed anni prevedendo una serie di incontri a cadenza mensile coincidenti con il plenilunio dei mesi di giugno e luglio. Per i successivi ci adegueremo alla risposta che avremo ottenuto.

Ossequiando lo stile che ci caratterizza, saranno incontri dedicati ai pensieri umani belli ed alla bella nostra terra, sublimati naturalmente dal piacere di condividere esperienze e comunicare sentimenti.

Come prima esperienza del genere proporremo la lettura del canto IX dell'Odissea di Omero, quello dedicato all'incontro di Odisseo (Ulisse) con il ciclope Polifemo, cioè lo scontro fra l'Umanità come noi la concepiamo positivamente (fatta di lealtà, onore, doveri, pietas) e l'essenza del Mostro che interrompe il normale flusso della Storia, emblematicamente riassunto più che nella forza in sé, nel diritto che da essa deriva: in un mondo a parte (ma che purtroppo vive in mezzo a noi!) ove non vi sono "assemblee di consiglio, né leggi", ove ognuno vive "in cave spelonche, e ciascuno comanda sui figli e le mogli, incuranti gli uni degli altri".

E' stato detto molto della essenzialità della figura di Odisseo per la definizione di una antropologia culturale della Occidentalità, individuandone i tratti essenziali nella sua inestinguibile curiosità, nell'affannosa perenne ricerca della verità e nell'evitare le scorciatoie conoscitive. Ciò vale anche se modernamente si tende ad approfondire le radici della nostra civiltà occidentale, una volta saldamente abbarbicate alla Ellenicità, all''interno delle grandi culture del Medio Oriente, ed a tale arricchimento (ché di tanto si tratta, più che di una diminutio da un inesistente primazia) concorre naturalmente un altrettanto illustre precedente, quale l'epopea degli accadico- sumerici Gilgamesh (ciao Miriam!) ed Enkidu, ove si ravvisano molte delle inquietudini che tormentarono Odisseo nel corso del suo viaggio.

E poi c'è la tematica del Viaggio, che è un ritorno a casa, un nostos, come lo indicavano i Greci, ed il viaggio che noi proponiamo come chiave interpretativa di molte delle nostre iniziative, in primis il Grand Tour: con la consapevolezza della rispettive magnitudini, in questa coincidenza ravvediamo un elemento ulteriore che ci induce ad amare questo inattaccabile capolavoro epico.

Cosa del resto di più vicino alla nostra sensibilità, della assimilazione del più dolce e triste dei sentimenti, la nostalgia, alla ricerca (che spesso dura, invano, una vita intera) di una casa ove veder finalmente acquietati i propri tomenti interiori?

I lettori saranno:

IL REPORTAGE DELLA SERATA

(a cura di Franco Zerruso)

Lisistrata, di Aristofane

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Domenica 5 luglio 2009: Massafra, Sant'Angelo in Torella

Lisistrata (41K)

Aristofane è il rappresentate di maggior spicco della cosiddetta Commedia vecchia, nonché l'unico di cui ci sia giunto il più ed il meglio della produzione. Essa si rappresentava in un teatro che era al tempo stesso luogo in cui la polis si rispecchiava e dibatteva le tematiche politiche quotidiane, al contrario della Commedia nuova, di cui Menandro sarà il maggiore esponente, affermatasi successivamente (a partire dal IV secolo in poi), allorquando cioè, svanito l'originario spirito della democrazia, il teatro divenne luogo di spettacolo, intrattenimento per le classi colte.

Da questo punto di vista Aristofane si piuttosto in controcorrente, manifestando uno spirito aristocratico, conservatore, simpatizzava per l'austera Sparta ed era un feroce critico della democrazia (o meglio delle sue degenerazioni populiste) e dei tanti fermenti di novità che si agitavano nella Atena del V secolo, all'apice della propria espressione politica e culturale. Sotto il suo pungiglione (le Vespe si chiama un'altra delle sue più belle opere!) cadono vittime, oltre ai politici, anche intellettuali di tutto rispetto, fra cui Euripide (che stravolgeva, ridicolizzandoli, molti aspetti della religione pubblica) e persino Socrate, cui attribuisce sostanzialmente le stesse colpe per le quali sarà in seguito condannato a morte: in primis quella di avvelenare lo spirito delle nuove generazioni.

La Lisistrata fu rappresentata nel 411 a.C. all'indomani della disastrosa spedizione ateniese in Sicilia. Siamo nell'ultima parte della lunga Guerra del Peloponneso, che contrappose Atene a Sparta per circa 40 anni, e che segnò (la guerra si considera conclusa con la battaglia di Egospotami e la distruzione delle flotta ateniese del 405 a.C.) l'inizio del tramonto politico della città attica.

Questi avvenimenti costituiscono lo sfondo in cui vive la commedia. Atene vive con stanchezza il prolungarsi delle azioni belliche, occorre fare qualcosa. Ma cosa?

Ci pensa Lisistrata ("Colei che scioglie gli eserciti"), intraprendente donna ateniese che realizza e mette in atto il primo sciopero sessuale della storia: " Voi non fate altro che guerreggiare? Allora noi ci rifiuteremo di giacere con voi sino a quando non avrete risolto altrimenti le vostre questioni, e stipulato la pace!" Dopo essere riuscita a coalizzare tutte le donne di Grecia, i tradizionali nemici mortali decidono, indotti dalle angustie cui le donne li hanno obbligati, di sottoscrivere la sospirata pace.

La modernità del personaggio di Lisistrata sta, e qui spero di inaugurare una nuova stimolante discussione sul nostro forum, nell'aver individuato la centralità, nel rapporto fra Donna e Uomo, del Corpo femminile, e l'importanza del livello di consapevolezza maturato dalla Donna per far si che l'uso del proprio corpo costituisca strumento di promozione di sé stessa anziché di mortificazione, nell'acquiescenza ad un modello culturale in cui centrale rimane l'Uomo, con i suoi simboli e le sue metafore del potere. I recenti scandali di vallettopoli e delle escort dimostrano come la liberazione sessuale abbia rappresentato, ben lungi dalla auspicata liberazione culturale, l'affermazione di valori più subdolamente coercitivi, i quali, mercé l'accettazione del proprio corpo come strumento necessario per la promozione economica e sociale, sviliscono la dignità umana.

Un ultimo accenno alle tante donne che, più o meno inconsciamente, ricorrono ancora oggi al proprio corpo per farsi accettare, per ricevere l'impressione di governare i rapporti con il proprio uomo. E ciò per paura della solitudine, di non farcela da sole, per mancanza di autonomia e di autostima. A queste, in particolare, mi sento di dedicare questa nostra ultima fatica, nella speranza di infondere o di alimentare in loro altra speranza.

Per chi non sapesse come raggiungere il luogo l'appuntamento è per le ore 19 al solito posto (ingresso Palamazzola, Via Venezia, Taranto).

I protagonisti di questa nuova epica impresa sono:

Gioconda Gioia Lisistrata
Carmen Dincecco Mirrina
Loredana Favale Vincibella
Assunta Boccardi Lampetta
Pino Caramia Fottino
Franco Di Bartolomeo Araldo spartano
Aldo Galeano Commissario
Franco Zerruso Ambasciatore spartano
Antonio Greco Ambasciatore ateniese
Elisa Martucci
Anna Rosa Bucci
Maria Carmela Galeano
Anna Maria Monteleone Donne
Marco Marinelli
Salvatore Preite Arcieri
Barbara Silvestris Ballerina
Sabino Santoro Percussioni.

IL REPORTAGE DELLA SERATA: Lisistrata

a cura di Franco e Lucia Zerruso

Lettere dagli Inferi

Letture da Ovidio, Esiodo, Virgilio e Omero

Domenica 6 settembre 2009, Caggione (Gravina di Riggio, Grottaglie)

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Ascoltare, per una volta ancora, la voce di chi non vive più, se non nel ricordo, nelle varie forme dell’amore, ma anche nella conoscenza tramandata del bene e del male, del sacro, dell’eroismo: questo il sogno espresso da ogni civiltà comparsa sulla Terra. L’incapacità dell’uomo pre-scientifico di convivere con la consapevolezza dell’ignoto lo ha infatti costantemente indotto a generare cultura (nel senso di insieme di credenze condivise da un determinato consesso sociale) in grado di dare un senso compiuto a quei vuoti non colmabili dalla ragione: è proprio grazie a questa incapacità che si sono originate ed hanno preso forma alcuni dei capitoli più belli e commoventi della letteratura classica, ripresi, in maniera talvolta pedissequa, anche dalla prima letteratura volgare: valga per tutte la diretta derivazione di ampi passi della Divina Commedia dalla Eneide virgiliana.

Il tema del viaggio nell’impossibile dominio delle tenebre non è tuttavia appannaggio dell’antropologia culturale greca; come nella maggior parte delle altre cosiddette invenzioni del genio ellenico, la ricerca filologica finisce invariabilmente col dimostrare la presenza di precedenti culturali, che per lo più si collocano nella sempre magmatica Regione in mezzo ai fiumi (la Mesopotamia, ed in particolare la terra di Sumer). Ben due sono gli illustri precedenti in tal senso: l’Epopea di Gilgamesh, nella quale Enkidu, il doppio dell’eroe eponimo, il re di Uruk, compie il suo viaggio agli inferi per recuperare il tamburo rituale (probabilmente il progenitore delle percussioni a cornice, oggi tanto in voga) ed il Viaggio agli Inferi compiuto dalla dea Ishtar.

Le nostre LETTERE DAGLI INFERI costituiscono il più ambizioso fra i progetti sino ad ora messi in campo. nell’operare la necessaria sintesi di quanto di meglio hanno espresso le letterature greca e latina, ci siamo tuttavia sforzati di salvaguardare sia il contenuto sia mezzo letterario originale, senza bignamizzare il primo con riassunti meramente fattuali, o banalizzare il secondo con assurde versioni in prosa. Il risultato è un lavoro che resta piuttosto lungo (in tutto la rappresentazione durerà un’ora e mezza circa) e talvolta impegnativo, se non ostico (vi ricorda la descrizione di qualcuno?). Al termine di un imponente, e spesso doloroso, lavoro di taglio e ricomposizione, è stata quindi definita la sequenza:

Il mito di Orfeo e Euridice (dal libro X delle Metamorfosi di Ovidio), letto da Antonio Vincenzo Greco.

La nascita delle creature della notte, dalla Teogonia di Esiodo, letta da Aldo Galeano.

Dal libro VII dell’Eneide di Virgilio, l’episodio in cui Giunone, da sempre nemica dei Troiani, manda sulla terra Aletto, una delle tre Furie, per diffondere la malevolenza e occasionare la guerra fra Turno ed Enea, letto da Maria Carmela Galeano.

Il viaggio di Enea agli Inferi, dal libro VI dell’Eneide, letto da:

Loredana Favale (la Sibilla)
Gioconda Gioia (voce narrante)
Aldo Galeano (Enea)
Maria Carmela Galeano (Palinuro)
Franco Di Bartolomeo (Caronte)
Amelia Quaranta (Deifobo)
Michael Sannicola (Museo)
Elisa Martucci (Anchise).

Il viaggio di Odisseo agli Inferi, dal libro XI dell’Odissea. Leggeranno:

Aldo Galeano (Narratore-Odisseo)
Evelyn Fari (Tiresia)
Assuna Boccardi (la madre di Odisseo)
Antonio Greco (Agamennone)
Gianclaudio Sannicola (Achille).

IL REPORTAGE DELLA SERATA: Lettere dagli Inferi

a cura di Franco Zerruso