0_bannerintestazioneA (17K)

I dolmen

PAROLE CHIAVE: immagini, rural landscape history, storia paesaggio agrario, megalitismo, transumanza, Neolitico, Età del Bronzo, Civiltà Appenninica, Preistoria, tratturi, Taranto, Puglia, Italia meridionale, gravine, edilizia rurale

Il significato

I dolmen sono monumenti megalitici diffusi in una vasta area geografica che copre quasi per intero l'Europa centro-occidentale, interessando diffusamente anche il Salento, ed in particolare il Tarantino, il cui repertorio va, con il passare del tempo, sempre più arricchendosi.

La loro datazione ha costituito sempre argomento di dibattito fra gli studiosi; viene attualmente attribuita alla metà del II millennio a.C.: rientrerebbero, quindi, nelle manifestazioni della Civiltà Appenninica, la facies culturale meglio definita dell'Età del Bronzo.

Al riconosciuto significato insieme funerario, di sepoltura collettiva di clan familiari eminenti, e rituale, realizzato mediante la celebrazione di sacrifici, si tende recentemente ad affiancarne anche uno ideologico.

In un'epoca, infatti, durante la quale il livello della comunicazione e dei traffici diveniva sempre più attivo ed interessava genti di varia origine, anche transmarina, i membri più eminenti delle popolazioni insediate avrebbero inteso, con questi monumenti, esprimere il loro possesso formale del territorio. Tale ipotesi si armonizza con la loro posizione in luoghi eminenti, ben in vista, dislocati lungo i più importanti assi viari, come le strade istmiche ed i percorsi storici della transumanza

Dall'alto: Dolmen di San Giovanni o Accetta, di Accettullo (Statte) e di Piccoli (Massafra)

DolmenAccetta.jpg (14K)
DolmenAccettullo.jpg (13K)
Dolmen_Piccoli.jpg (14K)

La tipologia

A testimonianza del grande rilievo assunto dal territorio tarantino nel corso dell'Età del Bronzo, vi si riscontra tutta l'articolata tipologia funeraria che caratterizza questo periodo.

In particolare capillare è la presenza, in lame e gravine, degli ipogei artificiali, distinguibili in tombe a grotticella ed a camera; moltissime di queste sono state successivamente ampliate sia in Età Classica che, soprattutto, nel Medioevo, per essere inglobate nei villaggi rupestri. Accanto a questi sono numerose anche le sepolture a tumulo, cui appartengono gli stessi dolmen .

Questi sono distinti in dolmen veri e propri, con una ben distinta cella ed un dromos o galleria; le gallerie dolmeniche, senza una chiara distinzione fra le due parti; le piccole specchie e le ciste dolmeniche.

La distribuzione

Le sepolture di tipo dolmenico del Tarantino sono dislocate soprattutto lungo le principali direttrici viarie.

Particolarmente fitta è la distribuzione lungo il percorso di quello che avrebbe in Età Moderna assunto la denominazione di Tratturo Martinese, in corrispondenza del confine fra Castellaneta e Gioia del Colle; le strutture più note (i dolmen di Accetta e di Accettullo) e quelle di recente portate alla luce sulla Murgia (Corno della Strega, Piazza dei Lupi, Masseria Piccoli) sorgono invece lungo il percorso di un'importante via istmica di collegamento delle opposte sponde marine.

Un tale riscontro dimostra l'importanza attribuita dalle comunità pastorali della Civiltà Appenninica al controllo delle vie della transumanza.

dolmen-Lonoce.jpg (12K) dolmen-3-4Lama.jpg (11K) Dolmen-specchia3.jpg (15K)
Il vario ed articolato repertorio delle sepolture dell'Età del Bronzo: tomba a grotticella (Grottaglie), cista (Statte) e specchia domenica (Castellaneta)

Riferimenti bibliografici

Cipolloni Sampo’ M.: Manifestazioni funerarie e struttura sociale, in Scienze dell’Antichità I (1987) pp. 55-119.
Donvito A: Le tombe dolmeniche di Masseria del Porto, in Riflessioni Umansimo della Pietra, 1987, pp 29-36.
Orlando M.A.: Presenze necropoliche e strutture funerarie nel Salento dal XVI al X sec. a.C., in Studi di Antichità, VIII\2 (1995), pp. 19-38.
Striccoli R.: Tombe a galleria e dolmen di Masseria San Benedetto (Castellaneta-Taranto). Scavi 1985, pp. 13-30.
De Michele V: Il dolmen di Masseria Piccoli fra Martina e Massafra, in Riflessioni Umanesimo della Pietra, 1993, pp. 17-20.