0_bannerintestazioneA (17K)

LA CIVILTA' RUPESTRE NEL TARANTINO

PAROLE CHIAVE: Immagini, rural landscape history, storia paesaggio agrario, Medioevo, Villa rustica, demani, giardini, villaggi, casali, chiese rupestri, strade, struttura viaria, tratturi, Taranto, Puglia, Italia Meridionale, gravine, masserie, edilizia rurale

Il fenomeno della Civiltà Rupestre non è, strettamente parlando, limitato ad uno spazio fisico o cronologico definito, in quanto l'occupazione delle grotte (naturali o artificiali) ha rappresentato, con frequenza variabile, un fenomeno di lunga durata della Storia umana in terra jonica.

E' tuttavia innegabile come la cultura del vivere in grotta connoti in maniera particolare un'epoca storica ed un ambito geografico : il Medioevo della Terra delle Gravine.

Alla base della cultura rupestre erano insieme motivazioni economiche (scavare il tufo era meno costoso e richiedeva conoscenze tecniche meno sofisticate che erigere edifici) e di sicurezza, data la lontananza dei centri rupestri dai grandi centri abitati, meta preferita delle incursioni nemiche nel corso dei secoli bui del Medio Evo. Non è però vero che chi abitava in grotta vivesse un'esperienza sociale a parte: la documentazione medievale (scarsa in realtà quella che fa riferimento esplicito ad insediamenti rupestri attivi) e l'archeologia non mostrano significative differenze nella espressione culturale di queste popolazioni rispetto a quelle che vivessero in abitati sub divo.

Anche dal punto di vista della struttura edilizia fra la tipica casa-grotta, completamente ipogea, e la casa in muratura, completamente subdiale, esistono infinite forme di transizione, ben evidenti del resto all'interno della maggior parte dei villaggi rupestri del Tarantino, valgano gli esempi di Casalpiccolo (Grottaglie) e Cigliano (Crispiano). Non si concilia del resto con un ipotetico desiderio di vivere nascosti la considerazione che tutti i centri rupestri maggiori siano pienamente inseriti nel sistema viario territoriale.

Appena un cenno merita invece gli ipotetici rapporti fra monachesimo orientale (i fantomatici monaci basiliani), in particolare le sue espressioni anacoretiche, e Civiltà Rupestre: sino alla metà del '900 considerati suoi protagonisti, la moderna critica ha di molto ridimensionato tale interpretazione, in quanto del tutto priva di riscontri documentali:

rupestre-Scala4 (18K)

Gli insediamenti rupestri oggetto di ricerche topografiche ed archeologiche hanno consentito di anticipare al III-IV secolo l'esordio della Civiltà Rupestre. Fra questi è il vasto villaggio della Madonna della Scala (Massafra), all'interno del quale è stato rinvenuto anche un tesoretto di monete vandaliche del V secolo, che rappresenta il riscontro scientifico alle leggende che facevano risalire il toponimo Massafra alla esistenza di una massa afra. Si sarebbe trattato di profughi cattolici sfuggiti alle persecuzioni messe in atto dagli invasori vandali (di religione ariana).In basso il villaggio di Triglie (Statte-Crispiano).

rupestre-Triglie6 (14K)
la Civiltà Rupestre fu un'esperienza della società civile medievale, connotata (come tutti gli aspetti di quella società, del resto) anche da profonde espressioni di religiosità, ma che non si esaurì affatto in essa.

Il Tardoantico rupestre

Recenti ricognizioni topografiche ed archeologiche tendono a spostare verso il Tardoantico l'esordio della vera e propria Civiltà Rupestre, inserendola quindi nel generale processo di ridimensionamento del ruolo della città e di ruralizzazione della vita sociale ed economica, che fu tipico di quella travagliata epoca storica.

In quel clima di fuga dalla visibilità le gravine offrivano, infatti, varie opportunità di ricetto, contribuendo alla rivitalizzazione della rete di vici e di pagi che è parimenti uno dei tratti più salienti del passaggio dall'Antichità al Medioevo.

Siti rupestri certamente abitati sin da età tardo-antica sono stati rinvenuti nel territorio di Massafra (ove pare che i primi trogloditi siano state popolazioni emigrate dall'Africa del Nord), di Statte e di Grottaglie.

Il Medioevo rupestre

A seguito delle estenuanti guerre (fra Goti e Bizantini, fra Bizantini e Longobardi, fra Bizantini e Normanni) e delle ricorrenti scorrerie saracene il flusso di genti dalla città, più volte devastata, verso le campagne, e le gravine in particolare, raggiunsero i ritmi e le modalità di una persistente e capillare occupazione del territorio. Questa ebbe una facies dispersa (con una o poche grotte sparse) ed una accentrata, nei villaggi (casali); tale cultura abitativa costituì un'attrattiva talmente forte per le popolazioni al punto da connotare le prime fasi di vita di quasi tutti centri abitati; non sfuggì neanche la stessa Taranto, ove pure è stata individuata una distinta fase rupestre (Via Cava, Palazzo Delli Ponti).

L'individuazione di tale fase resta sempre ripercorribile, anche laddove è stata sommersa dagli edifici moderni.

rupestre-Ginosa30 (14K) rupestre-Palagianello2 (15K)
rupestre-Patruscio0065 (16K) Il diverso destino di alcuni fra i più importanti casali rupetri medievali del Tarantino: Ginosa, abitato sino agli anni '50 del '900; Palagianello, abbandonato nel corso del Medio Evo per essere sostituito dal centro abitato d'Età Moderna, tutt'intorno al castello baronale; Petruscio (Mottola), abbandonato nel corso del Medio Evo e preda della rivincita delle forze della natura

Con il tempo i villaggi rupestri si organizzarono man mano che si ampliavano, definendo strutture urbanistiche più o meno complesse, con case-grotte articolate e multifunzionali, ambienti per gli animali, strutture produttive e luoghi di culto. I fianchi di lame e gravine ospitarono anche, interposte alle strutture abitative vere e proprie, sistemi di regimentazione delle acque fluenti, strutture pubbliche di stoccaggio di derrate alimentari e di acqua,orti, giardini, strade, viottoli, terrazzamenti, colture varie: veniva in questo modo operata una radicale umanizzazione del paesaggio, che assunse (nella compenetrazione fra abitato ruralizzato e campagna urbanizzata) la connotazione più tipica del Medioevo profondo.

Anche la rete viaria andò incontro ad una progressiva ristrutturazione, con l’infittimento della rete stellare che connetteva, a mo' di cordone ombelicale, la città con tutti i centri abitati dell'hinterland, e questi con gli angoli più reconditi del rispettivo territorio

rupestre-IazzoMaterGrazie (18K)

Mangiatoie interamente ricavate all'interno della roccia tufacea, nello Jazzo di Mater Gratiae (Massafra); in basso case-grotte presso la chiesa della Madonna di Tutte le Grazie (Massafra, scavate nel corso della prima metà del Settecento

rupestre-MadonnaGrazie (19K)

In questo modo anche aree periferiche vissero e parteciparono alla RivoluzioneAgricola.

Pur essendo molto difficile, in carenza di scavi sistematici, offrire una cronologia precisa della fenomenologia rupestre pare, tuttavia, di porre fra il X e l’XI secolo il periodo di massima frequentazione della maggior parte dei siti in rupe.

Dalle grotte alle masserie

La ristrutturazione insediativa che accompagnò l'incastellamento nei secoli a cavallo del Mille diede un primo impulso al superamento della cultura del vivere in grotta: i nuovi borghi (in specie nel settore occidentale della provincia, come Massafra, Palagianello, Mottola e Castellaneta) vennero dotati di efficienti fortificazioni e di mura di difesa, offrirono così una buona prospettiva di sicurezza, per cui molti contadini tornarono a vivere nei grossi borghi (terrae e civitates). Per motivi di controllo sociale gli stessi feudatari preferirono radunare i vassalli in un unico centro abitato

Il definitivo colpo di grazia fu, tuttavia, inferto dalla crisi tardomedievale, con il probabile concorso di cambiamenti climatici. Con gli abitati vennero abbandonate anche la maggior parte delle chiese rurali, rupestri e no, mentre l'articolato paesaggio agrario medievale fece spazio al dilagante latifondo ceralicolo-pastorale, che caratterizzerà tutta Età Moderna.

Lame e gravine tornarono, dopo i massicci abbandoni dei villaggi, a naturalizzarsi, ma non furono del tutto abbandonate. La peculiarità di quell’habitat consentì, tuttavia, ad alcuni dei siti non più abitati di costituire i primitivi nuclei intorno ai quali andava nel frattempo, lentamente, riorganizzando il paesaggio agrario di Età Moderna. Da strutture abitative le grotte divennero quindi strutture dotate di funzione economica: stalle, cantine, trappeti, ricetto per lavoratori stagionali, magazzini.

I villaggi diedero vita a strutture specializzate, ad elevato valore aggiunto, come i giardini e gli apiari (avucchiari), ma più comunemente ospitarono più modesti jazzi destinati ad ospitare il bestiame (maiali e pecore), ovvero costituirono il punto di partenza di molte masserie. Anche in questo caso, le sovrapposizioni in alzato, consentono quasi sempre di individuare le diverse fasi evolutive.

La nuova frequentazione non si limitò al semplice riuso, ma si fece promotrice di ulteriori ampliamenti e ristrutturazioni, al punto tale che è molto difficile distinguere gli ambienti abitati nel Medioevo da quelli scavati nei secoli XV-XVIII.

rupestre-Lamadirose (9K) rupestre-Torretta2 (11K)

Due delle più scenografiche masserie sorte sui resti di preesistenti insediamenti rupestri: Masseria Lama di Rose (Crispiano) e Masseria Torretta (Massafra).

Riferimenti bibliografici

(La presente è solo una bibliografia di orientamento)
Caprara R: Le chiese rupestri del territorio di Taranto, Taranto, 1981.
Caprara R: Società ed economia nei villaggi rupestri, Fasano, 2001.
Caprara R.-Crescenzi C.-Scalzo M.:Il territorio Nord del comune di Massafra, Firenze-Massafra, 1983
La Puglia fra Bisanzio e l’Occidente, Milano, 1980, pp. 37-116.
Greco A. V.: Il sito inedito di Belvedere nel sistema rupestre del Tarantino, in Riflessioni Umanesimo della Pietra, Martina Franca, 1996, pp. 129-162.
idem: Masserie e massafresi Economia, società e paesaggio agrario nel Tarantino occidentale in Età Moderna, Manduria, 2005.
Il passaggio dal dominio bizantino allo Stato normanno nell'Italia Meridionale, Taranto, 1977.
Habitat-Strutture-Territorio, Galatina, 1978.
La civiltà rupestre medievale nel Mezzogiorno d'Italia. Ricerche e problemi, Genova, 1975.
Maglio S.: Clima e migrazioni nella Puglia della colonizzazione trogloditica bizantina, in Riflessioni Umanesimo della Pietra, Martina Franca, 2003, pp. 103-148.