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LE CONTRADE DELLA VALLE D'ITRIA

PAROLE CHIAVE: Immagini, rural landscape history, storia del paesaggio agrario, trulli, masserie, architettura rurale spontanea, dolmen, transumanza, Magna Grecia, Messapi, Medioevo, villaggi, casali, cappelle ruralli, strade, tratturi, Taranto, Puglia, Murgia, Italia Meridionale, gravine, masserie, Civiltà Contadina, edilizia rurale, palmenti, viticoltura"

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Il comune di Locorotondo, la perla della Valle d'Itria, detiene certamente il primato del numero delle contrade: se ne contano ben 138!

La peculiarità

Le contrade costituiscono, nel panorama insediativo storico della regione pugliese, una peculiarità che caratterizza il versante settentrionale della Murgia di Sud-Est, inclusiva della Valle d'Itria e, più in genere, del territorio a cavallo delle province di Taranto, Bari e Brindisi, giungendo sino al mare Adriatico.

La nascita e lo sviluppo

Come noto motivazioni politico-amministrative connesse col rafforzamento del potere feudale, la preminenza del latifondo cerealicolo-pastorale, l'insicurezza endemica e l'insalubrità delle campagne avevano sempre costituito ostacoli insormontabili affinché si creasse nelle campagne una rete insediativa diffusa.

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In alto. la contrada di San Marco di Sopra, dominata dalla moderna chiesa; in basso: trulli di contrada Nardelli, sulla spalla di una lama intensivamente coltivata Contrade_Nardelli. (25K)

Molte di tali condizioni vennero meno nel corso dell'Ottocento ed in particolare verso la fine del secolo, quando la crescita demografica, la crisi del binomio cerealicolo-pastorale (con le crescenti importazioni di grano americano e russo e le diffuse iniziative di bonifica) che condusse alla dismissione di molte masserie e la rivoluzione viti-vinicola (susseguente alla distruzione dei vigneti francesi causata dalla filossera) suggerì a diversi nuclei famigliari contadini di insediarsi stabilmente in campagna per curare il proprio vigneto e, più in genere il fondo rustico.

Contrade_Pasqualicchio (14K) Trulli di contrada Pasqualicchio, così denominata dal nomignolo del suo fondatore

Non è pertanto raro il caso che la contrada riporti, nella propria denominazione, il nome, o il soprannome del fondatore (una sorta di moderno ecista).

Lo sviluppo e la crescita del nuovo centro demico veniva attuato mediante l'aggiunta di nuovi elementi edilizi (caselle e lamie) sino ad inviduare aree circoscritte come cortiletti o corti più ampie, dipendeva dall'allargamento del primitivo nucleo familiare.









Contrade_SanMarco (7K) La chiesa di San Marco che ha dato il nome alla omonima contrada (detta di basso per distinguerla da un'altra sita sulla sommità di un'altura prospicente). Di origine medievale, sorge lungo una importante via di comunicazione

La fortuna dell'esperimento insediativo dipendeva in larga parte dalla capacità del sito di attrarre abitanti anche al di fuori del primitivo legame familiare, Ciò dipendeva in parga parte dalla scelta del sito, dipendente per lo più da una giacitura che, nella mente del fondatore, si riteneva in qualche modo provilegiata: nel tomentato paesaggio della Murgia furono infatti privilegiati i luoghi siti in punti più elevati, quelli lungo le vie di comunicazione, le preesistenze (come antiche chiese medievali, ma anche il semplice ricordo di casali medievali).

Nel corso del Novecento alcune di queste contrade sono cresciute al punto da accogliere anche diverse centinaia di abitanti, come è il caso di varie frazioni di Fasano (Savelletri, Torre Canne, Speziale, Montalbano, Laureto) ed alcune di Cisternino (Caranna e Casalini).

Fra particolarismo ed esperimento comunitario

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Agevolati dai vincoli di sangue, vennero così sperimentate forme comunitarie di vita: fermo restando il principio (sacrosanto per il contadino pugliese) del personale possesso del fondo sul quale lavorava, venivano invece messe in comune le strumenti di strasformazione della produzione agricola, come i pozzi e le cisterne, le aie per trebbiare le messi ed i palmenti per la produzione del vino. A suggello del successo dell'esperimento giungeva l'erezione di una chiesa per il culto pubblico, che ben si distingueva pertanto dal sistema delle chiese rurali medievali (di derivazione signorile) e della cappelle di masseria (riservate per servizio del padrone e dei dipendenti dell'azienda).

In alto: Imboccatura di cisterna e aia comunitaria in contrada Montessa; in basso: palmento, anch'esso comunitario, in contrada Lamie Affascinate e la contrada Franceschello
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Riferimenti bibliografici

De Michele L.: Le contrade di Locorotondo nel paesaggio agrario della Valle d'Itria, in Riflessioni Umanesimo della Pietra, Martina Franca, 2011, pp. 17-37
Acquaviva M.T.: La Valle d'Itria da scoprire, Martina Franca, 2013