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IL TRULLO NELLA STORIA DEL PAESAGGIO AGRARIO DEL TARANTINO

PAROLE CHIAVE: Immagini, rural landscape history, storia del paesaggio agrario, costruzioni a secco, trulli, Taranto, Puglia, Italia meridionale, edilizia rurale

Il trullo o casedda è una struttura edilizia ad uso abitativo che utilizza pietre a secco assemblate, con una copertura a pseudocupola (del tipo del tholos miceneo).

Pur essendo una struttura senza tempo, con evidenti analogie sia con il megalitismo centroeuropeo, sia con quello minoico, è difficile precisare univoche linee evolutive, definire cioè un prototipo e forme derivate.

Forse grazie a ciò il trullo ha sviluppato una infinita varietà di forme e si è dimostrato una struttura ecologicamente razionale, di facile fattura, economica e flessibile.

Nel piano pedemurgiano e nella Murgia questo modello edilizio rappresentava, da una parte, (insieme e subito dopo la grotta) il primitivo nucleo insediativo intorno al quale si sono sviluppate le masserie , mentre, dall'altra, accompagnava la destrutturazione del latifondo cerealicolo-pastorale in favore del vigneto.

All'interno delle aree viticole il trullo costituiva la classica residenza contadina, limitata tuttavia solo a particolari periodi dell'anno, coincidenti in genere con la stagione del raccolto. Tali rimasero le caratteristiche di questo modello abitativo nel Tarantino sud-orientale anche allorquando vi raggiunse la sua massima diffusione, nel corso della rivoluzione viticola di fine-Ottocento-inizi-Novecento.

Nel territorio murgiano, invece, sviluppò un modello peculiare, ben impostato ed egemone già dall'inizio dell'Età Moderna. Intimamente connesso con il podere vineato, ad esso erano costantemente associate la funzione del palmento, con le strutture connesse (vasche-pilacci, torchi, cisterne, etc). Solo a partire dalla fine dell'Ottocento e limitatamente alla Valle d'Itria (fra i comuni di Martina Franca, Alberobello, Locorodotndo, Cisternino e Ostuni), divenne anche la residenza più o meno stabile della famiglia contadina, spesso organizzata in nuclei aggregati noti come contrade.

Il trullo fu sempre percepito come struttura legata alla campagna, per cui mai era adottato come soluzione architettonica per la casa di città o paese, con la sola, rilevantissima, eccezione di Alberobello, riconosciuta dall'Unesco come Patrimonio Mondiale dell'Umanità.

Il trullo si potevano associare altri manufatti, di analoga fattura o diversa, come recinti per il bestiame, rimesse, magazzini, strutture per la raccolta dell'acqua piovana; talvolta il tutto configurava una assemblaggio del tutto indistinguibile da una piccola masseria. I trulli giacevano in genere isolati, ma qualche volta si assiste a complessi molto articolati, sia nel caso di trulli gemelli o trigemelli, con archi di intercomunicazione, sia in quello assimilabile ad un caseggiato raccordato intorno ad un cortile.

La maggior concentrazione di trulli si rinviene nella fascia paralitoranea a Sud-Est di taranto, nei territori di Lizzano, Monacizzo, Torricella e Maruggio, il cui paesaggio è scandito dal regolare succedersi di tali strutture.

Ai trulli si affiancavano diverse altre tipologie edilizie, ad essi funzionalemente sovrapponibili. Il più interessante è il cosiddetto casile savese, con muri laterali a secco ed una volta (lamia) tirata con conci di tufo. Nel piano pedemurgiano era molto diffusa invece la lamia, edificata interamente in conci squadrati.

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Riferimenti bibliografici

Speciale Giorgi-P. Giorgi (a cura di): La cultura del trullo Antologia di scritti letterari e scientifici sui trulli (con la bibliografia allegata),  Fasano, 1988.
Architettura in pietra a secco, Atti del 1° seminario internazionale Architettura in pietra a secco, Fasano, 1990.
Riflessioni Umanesimo della Pietra, Martina Franca, 1986-