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TERRA DELLE GRAVINE
Associazione culturale
per la promozione del territorio

PAROLE CHIAVE: immagini, rural landscape history, storia del paesaggio agrario, Taranto, Puglia, Italia meridionale, associazione culturale, gravine




LE TORTUOSE STRADE DELLA RABBIA

V GRAND TOUR DELLA TERRA DELLE GRAVINE
(7-10 maggio 2011)

GrandTour2011briganti (12K)

Il protagonista indiscusso della quinta edizione del Grand Tour della Terra delle Gravine sarà il paesaggio nella sua interezza, in quanto proprio nella sua interezza esso ha costituito lo scenario del dramma che evocheremo progredendo nel cammino.

Come noto, sin dallo scorso anno abbiamo indicato nei luoghi del brigantaggio il tema ispiratore della edizione del 2011, onde avrà il titolo de LE STRADE DELLA RABBIA e ciascuna tappa sarà dedicata alle imprese di un brigante: Papa Ciro, Francesco Monaco, il Sergente Romano, il Capraro di Giacoia.

La coincidenza con il 150° anniversario dell'Unità d'Italia, da noi così bellamente onorato anche sabato scorso in piazza Garibaldi, conferisce al nostro viaggio una ulteriore, inattesa, forza suggestiva. Le tante polemiche sollevate sui media dalla ricorrenza chiama allora ad una ineludibile riflessione sull'indubbia fascinazione esercitata da quella tragica epopea su persone (come chi vi scrive) che pure mal digeriscono personaggi la cui breve meteora fu segnata da comportamenti spesso rivoltanti, tanto diversi dalla vulgata romantica riproposta invece dal revanchismo lealista filoborbonico o dalla smania antileghista abbracciata da tanta intelligenza nostrana.

Sarà la potenza della rabbia disperata che trasuda dai racconti di quei vissuti, che alitando solleva il velo di aggraziata urbanità disteso sul nostro volto dalla civilizzazione occorsa nella seconda metà del Novecento. Sarà pure vero ciò, ma di certo nell'evocarli si avverte in quella ribellione come un corale grido di giustizia negata, in quelle imprese nefande piuttosto azioni compiute da compagni che, pur mossi da ideali giusti, sbagliarono nella loro risposta. E' come se pizzicassero, nel profondo della nostra anima, ancorché dissonanti, le corde più cupe di una comune anima primordiale, che avvertiamo anche scomodamente, ma ineludibilmente nostra. E' l'anima che seduceva i viaggiatori del Grand Tour storico: il lato ombroso e violento del volto della nostra eredità culturale mediterranea, la cui voce appare sempre rotta dal dolore, quella di una Grecia dionisiaca che vive nascosta dentro antri e parla attraverso i miti foschi di Urano e di Polifemo, di Medea e del Minotauro, che ragiona con la filosofia di Eraclito e di Pitagora, che parla a Dio sgozzando i capri e versando sangue innocente, quella che danza, sempre ebbra in preda di possessioni e di incantesimi, sino allo sfinimento, in una festa di popolo che sfocia in orgia di sensi e di passioni, sotto un sole sempre tragico che brucia anche le passioni d'amore, e ne fa ossessioni fatali.

Di fatti di sangue si parlerà camminando, di morti atroci, di decapitazioni, di amputazioni di genitali e di arti, del prelievo di scalpi, oltre che di meschini tradimenti e delazioni, di volgari grassazioni, ricatti ed estorsioni, perché del profumo della vendetta e dell'odore della rabbia fu segnata quella triste stagione; e l'eco di quella pervasione andremo ricercando visitando i luoghi che di quelle furono sfondo innocente talvolta, talaltra invece inconsapevoli complici per la natura aspra ed impenetrabile di quella che appariva ai nuovi giunti (i Piemontesi) come una indistinta Terra Incognita. Come oasi di serenità si staglieranno pertanto le appassionate storie d'amore consumate fra briganti e drude all'ombra dei boschi e negli angoli più reconditi delle masserie.

Saranno quindi queste tinte forti, non quelle smorzate, ipocritamente e falsamente tinte di romanticismo avventuroso, a colorare la valenza simbolica dei luoghi che abbiamo scelto e che saranno toccati nel corso del nostro viaggio.

Simbolico sarà il luogo ove, sabato 7 maggio, i nostri passi prenderanno avvio, la lapide di recente affissa presso l'arco della Madonna del Lume in Grottaglie, ove iniziò l'avventura di papa Ciro, e con questi la ventura cinematografica della Terra delle Gravine, onde per averci tanto fatto crescere, il prete brigante ne è tanto amato. Simbolico sarà il Calvario di Castellaneta, ove nel tardo pomeriggio del 10 di maggio la peregrinazione lungo le tortuose strade della rabbia avrà auspicabilmente fine: fu qui infatti che il 17 gennaio del 1863 fu fucilato il temibile Antonio Locaso (il già citato Capraro di Giacoia).

Come pure di altrettante tessere simboliche sarà lastricato tutto intero il percorso che abbiamo tratteggiato. Certo, avremmo voluto coprire tutta intera la geografia animata dalle memorie del brigantaggio nelle nostre campagne, ma la disanima documentaria l'ha ritrovata talmente diffusa che sarebbero stati necessari almeno il doppio dei giorni tradizionalmente destinati al nostro viaggio, per esaudirla compiutamente.

Incontreremo tante masserie, camminando, sia perché insieme ai boschi ed alle paludi dei litorali di quel romanzo vivente furono lo scenario obbligato, sia, e soprattutto, perché, costituendo l'emblema del potere e della ricchezza dei padroni (i liberali), verso di loro si riversava preferenzialmente la rabbia dei briganti. Fra gli opposti protagonismi si agitavano i destini dei massari, obbligati ora a subire, ora a ruoli di manutengoli, per vocazione o per forza.

Prima giornata: Papa Ciro e Francesco Monaco:
da Grottaglie a San Paolo (Martina Franca)

Seconda giornata: Il sergente Romano
da San Paolo (Martina Franca a Lama di Rose (Mottola)

Terza giornata: Antonio Locaso (il capraro di Giacoia)
da Lama di Rose alla gravina grande di Castellaneta

Quarta ed ultima giornata: la disfatta di Montecamplo
dalla gravina grande di Castellaneta al Calvario di Castellaneta

Per ulteriori dettagli ed altre occorrenze:

antonio@perieghesis.it cell 3282862121

Il Grand Tour della Terra delle Gravine è un progetto di Antonio Vincenzo Greco e Franco Zerruso per l'associazione culturale TERRA DELLE GRAVINE.