PAROLE CHIAVE: immagini, rural landscape history, storia del paesaggio agrario, Taranto, Puglia, Italia meridionale, associazione culturale, gravine

MADRE MURGIA

VII GRAND TOUR DELLA TERRA DELLE GRAVINE (25-28 aprile 2013)

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La settima edizione del Grand Tour della Terra delle Gravine è dedicata alla Madre Murgia, l'ossatura portante della regione pugliese (intesa in senso lato) essendone da un lato la parte più antica (come attestano le orme dei dinosauri che abbiamo ammirato lo scorso anno nel corso di una nostra uscita "fuori porta"?), ma anche la più immutata, com’è appunto il sentimento d'amore d'una madre.

Ed in effetti essa si stende come uno sterminato relitto fossile della Civiltà pre-industriale proprio grazie alla impossibilità (per ora) di essere assimilata all’interno delle teorie economiche che hanno invece radicalmente trasformato gran parte del resto del territorio pugliese, distruggendo o decontestualizzando il contenuto di storia e di cultura in esso sedimentatisi nell'arco di secoli se non di millenni.

Non intendiamo riferirci, in questo contesto, a quella Murgia che è alla Terra delle Gravine già ben nota, cioè il rigogliosofragneto della Murgia Sud-orientale, colonizzata ed egemonizzata dai martinesi nel corso del tardo Medioevo e dell’Età Moderna, ma la semisteppica Alta Murgia, decalvata proprio per aver alimentato la una lunga storia, complici la sua intrinseca natura calcarea e l’avara meteorologia.

La Murgia percorsa dal VII Grand Tour è quella striscia ampia di territorio che si snoda lungo il confine fra le province di Taranto e di Bari e le regioni Puglia e Basilicata, in parte della quale, l’Alto Materano al di qua del fiume Bradano, ci si sente ancora all’interno della regione geografica, geologica e storico-economica pugliese.

Questa è la plurimillenaria Murgia del latifondo pastorale, dominata da signori-pastori che sin dall’alba della Storia celebravano la loro grandezza elevando lungo le principali vie di traffico le loro monumentali sepolture, fra le quali ricordo, per essere stati già oggetto di nostra visita, i dolmen di Murgia San Benedetto e del Porto.

E’ la Murgia percorsa dall’ eterno rituale della transumanza irregimentata a partire da epoca romana col sistema della locatio - condutio dell’ ager publicus, sino a giungere alla Dogana della Mena delle Pecore di Puglia, istituita in età aragonese e che ha dettato i destini di queste terre sino all’alba del mondo contemporaneo.

E’ la Murgia delle masserie e degli jazzi, quelli ricavati da semplici trulli o grotte racchiusi in un minuscoli recinti di pietre a secco e quelli monumentali che meravigliano per il loro articolato sviluppo architettonico, evidenziato anche dalle semplici foto aeree.

E’ la Murgia dei tratturi, le lunghe vie erbose che tagliavano diritto nell’affrontare i salti di quota, ovvero li impegnavano con interminabili tortuosità, tracciati sui quali le moderne strade non sono state in grado (per il piacere dei nostri piedi-da-viaggiatore!) di imporre la propria impronta.

E’ la Murgia delle distese di pietra a perdita d’occhio, una pietra viva affiorante che viene lentamente disciolta dalla pioggia violenta o sbriciolata dall’alternarsi repentino del maligno gelo invernale e del soffocante caldo estivo.

E’ la Murgia di quell’esplosivo rigoglio vegetale che segna la sua breve primavera, che fa gridare alla meraviglia, che viene sovrastata dallo stridio ininterrotto ed a tratti assordante del falco grillaio.

E’ la Murgia resistente, quella che s’è strenuamente opposta (Altamura, la leonessa di Puglia!) alle bande dell’armata della Santa Fede, che ha manifestato col brigantaggio il disagio di una difficile transizione, che ha frustrato i tentativi di colonizzazione susseguenti alla defeudalizzazione.

E’ la Murgia che ha ispirato all’intellettualità romana le immagini di una regione siticulosa, dominata dalla solitudo e dagli agri deserti: per dirla in breve, della Puglia come della inanissima pars Italiae.

E’ una terra di vive percezioni, sensazioni e sentimenti, quella che la settima edizione del Grand Tour della Terra delle Gravine si accinge a percorrere.

PRIMO GIORNO DI VIAGGIO (dalla stazione di Palagiano-Mottola a Masseria San Benedetto (Castellaneta) 26 Km

Si attraversa la Terra delle Gravine in senso stretto, passando per il santuario della Madonna del Carmine (a Madonn d’abbasc) tanto caro alle popolazioni locali, l'insediamento di Casalrotto e delle Grotte, a picco sulla gravina di Palagianello; varcata poi anche la gravina di Castellaneta in corrispondenza del Ponte della Renella, si termina a Masseria San Benedetto, la prima propaggine di Madre Murgia.

SECONDO GIORNO DI VIAGGIO (da Masseria San Benedetto a Santeramo in Colle) 26 Km

Da Masseria San Benedetto si passa per gli insediamenti di Masseria del Porto (i dolmen, il sito della Castelluccia, le tombe a camera) per poi attraversare in successione la Murgia di San Benedetto, di San Francesco, Giovinazzi e Fragennaro, passando per aziende moderne e scenografici jazzi abbarbicati sul dirupo calcareo. Si percorre quindi il Vallone della Silica lungo un canale di scolo delle acque meteoriche bordato da maestosi pioppi e salici, in un paesaggio simil-padano. La parte terminale affronta la Murgia delle Morsara, che anticipa l’arrivo, a Santerampo in Colle, terminale del secondo giorno di viaggio.

TERZO GIORNO DI VIAGGIO (da Santeramo in Colle a Matera) 32 Km

Da Santerano si discende lungo la Murgia della Parata per sbarcare infine nel piano lungo il quale corre la Via Tarantina, l’antica Via Appia, superata la quale si entra in Basilicata. Transitando per masserie dall’aspetto molto … pugliese (fra cui la splendida Torre Spagnola) si oltrepassa la statale 7, la moderna Appia, per attraversare poi l’ampio tavolato occupato dalla Murgia Materana, innalzata a Parco Regionale delle Chiese Rupestri del Materano. Tornati sulla Statale, saremo giunti al termine del nostro terzo e più lungo (32 Km) giorno di viaggio, Matera.

QUARTO GIORNO DI VIAGGIO (da Matera a Masseria Sierro Lo Greco) 26 Km

Da Matera si percorre la strada che scende lungo il fianco occidentale della gravina per guadarla e risalire poi sulla Murgia. Passando in rassegna scenografici valloni (in tutto simili alle nostre gravine) tributari della grande gravina di Matera, ciascuno contrassegnato da villaggi e da chiese rupestri, si ritorn nella nostra Puglia. Aggirando Ginosa e la sua gravina si raggiunge infine Masseria Sierro Lo Greco, terminale del nostro viaggio all’interno della Madre Murgia, della VII Edizione del Grand Tour della Terra delle Gravine.

Il Grand Tour della Terra delle Gravine è un progetto di Antonio Vincenzo Greco e Franco Zerruso per l'associazione culturale TERRA DELLE GRAVINE.