PAROLE CHIAVE: immagini, rural landscape history, storia del paesaggio agrario, Taranto, Puglia, Italia meridionale, associazione culturale, gravine

IL CAMMINO DEL DOGANIERO

GRAND TOUR DELLA TERRA DELLE GRAVINE (28 aprile-1 maggio 2018)

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Questa edizione del Grand Tour della Terra delle Gravine è stata dedicata alla conoscenza di una particolare stagione economico-sociale ed istituzionale vissuta dal Tarantino occidentale. Lo strumento adottato è stato quanto sopravvissuto di una particolare tipologia di antiche strade: i tratturi, cioè le vie erbose adoperate per la pratica della transumanza. Come noto questa pratica sfruttava per finalità sì connesse con l'industria zootecnica, ma che avevano inevitabili ricadute in un più ampio ambito socio-economico e culturale, la complementarietà ecologica fra l'Appennino degli ubertosi pascoli estivi e l'abbondante erbaggio autunno-invernale della pianura pugliese. Fu proprio tale millenaria pratica a forgiare, sin da età protostorica, una cultura italica unitaria pur nella differenziazione delle sue molte peculiarità regionali. Alcuni di essi sono purtroppo scomparsi, essendo stati ingoiati dalla rivoluzione agronomica novecentesca, altri sono stati inglobati nella rete stradale moderna, ma meriterebbero ugualmente almeno una denominazione specifica piuttosto che un'anonima denominazione di strada comunale o provinciale; solo alcuni frammenti sopravvivono, ristretti rispetto all'ampiezza originaria, allo stato di vie erbose. Pur dimenticati o snaturati, essi conservano tuttavia un intatto valore suggestivo del quale ci si sta avvedendo anche a livello istituzionale.

Il percorso ha ricondotto i camminatori indietro nel tempo, all'epoca in cui agiva la Dogana della Mena delle Pecore di Puglia, l'istituzione statale con sede prima in Lucera, successivamente in Foggia, che fu fondata dal re aragonese Alfonso il Magnanimo nel 1447. Con tale iniziativa lo Stato impose una sorta di monopolio sulle attività armentizie e per agevolare gli spostamenti delle greggi e garantire l'incolumità degli operatori diede vita ad una fitta rete di percorsi (lo studioso Italo Palasciano li indicò come lunghe vie erbose) e di stazioni di sosta, originando così quella fitta rete di tratturi, tratturelli, bracci e riposi che sino alla metà del secolo XIX era ancora ben visibile in questo angolo di Terra delle Gravine. Uno spunto originale a questa edizione del Grand Tour della Terra delle Gravine è stato fornito dalla relazione compilata nel 1575 dal presidente della Dogana di Foggia dell'epoca, Fabrizio de Sangro, nel corso del suo Viaggio (questa l'intitolazione!) compiuto attraverso la Terra di Bari, la Terra d'Otranto e la Basilicata allo scopo di verificare la disponibilità di pascoli per designarli per l'eventuale impiego ai fini della Dogana.

Primo giorno di cammino

Una volta discesi dall'autobus del CTP in Ginosa Marina, il gruppo di camminatori ha attraversato un tratto della Pineta delle Regina per subito immettersi lungo la rete tratturale del Tarantino occidentale. Essa irradiava con percorsi secondari a partenza da un ideale lungo serpentone che, ponendo in connessione il grande Tratturo Melfi-Castellenata, quindi con la grande transumanza, con la riviera lucana di Metaponto, consentiva ai pastori provenienti da Cerreto (la moderna Cerreto Sannita) in Principato Citra (le moderne province di Avellino e Benevento) di raggiungere i pascoli della cosiddetta Isca dell'Arena, in territorio di Montescaglioso. La rete era costituita per lo più tratturelli, di minore ampiezza rispetto ai tratturi in senso stretto, ed avevano una distinta denominazione che variava a seconda dei pascoli di destinazione che erano disseminati in quella parte di territorio, in particolare il territorio di Castellaneta. Serpentone Pineta Regina Palagiano-Bradano La prima parte del cammino è corsa quindi lungo il Tratturo Palagiano-Bradano, che correva parallelo alla linea di costa, giusto a ridosso della pineta litoranea; è proseguita quindi lungo il Tratturo Pineto che, dopo aver rasentato la periferia settentrionale di Castellaneta Marina, terminava quasi in corrispondenza della lama del fiume Lato, ricongiungendosi con il Palagiano-Bradano. Questo superava l'ampia lama entro la quale scorrono le acque reflue dalle gravine di Castellaneta e di Laterza, mediante il Ponte del Re, poco distante da dove insistevano le antiche saline del Lato, con gli appositi magazzini per lo stoccaggio del prezioso prodotto. Di tutto ciò non sopravvive naturalmente nulla. I camminatori hanno quindi proseguito per qualche chilometro all'interno dell'ampia lama per poi piegare ed inoltrarsi in quella rinveniente da Laterza. Il triangolo individuato fra quest'ultima ed il ramo rinveniente da Castellaneta ospitava i pascoli delle Rene di mezzo e delle Ferre, anch'essi dipendenti dall'amministrazione della Dogana di Foggia. Qui terminavano gli omonimi tratturi, oggi purtroppo non più individuabili in quanto l'assetto del territorio è stato completamente stravolto dalla vicende ottocentesche, in particolare dalle quotizzazioni demaniali.

In corrispondenza di Masseria Sant'Andrea, ove era l'antico casale di Sant'Andrea de capite aquarum con l'annessa chiesa segnalata ancora alla fine dell'Ottocento, si è quindi usciti dalla lama per risalire nella fertile campagna di quella che un tempo era la difesa dell'Orsanese, altra diretta dipendenza della Dogana delle Pecore di Foggia. In queste terre aveva termine l'omonimo tratturo, in discesa dalla Murgia. Il primo giorno di cammino è terminato presso l'agriturismo Donna Clementina, bella struttura agrituristica al centro di una esteso agrumeto, pervaso dal profumo delle zagare in piena fioritura.

Secondo giorno di cammino

Nel corso del secondo giorno di cammino si è ridiscesi sul fondo della lama della gravina di Laterza per immettersi lungo il percorso di quello che era il Tratturo dell'Orsanese e seguirlo poi per tutta la sua interezza, in direzione Nord. Nel tratto che decorre all'interno della lama si conserva sotto forma di comodo sterrato che attraversa un paesaggio di rara bellezza e suggestione, fra fianchi ammantati da folta macchia e pineta e fondo occupato da floride colture agrumicole, orticole e foraggere. Una volta giunti ai piedi del massiccio di Montecamplo, alla confluenza delle lame provenienti, da un lato, dalla gravina di Laterza, e, dall'altra, dalle gravine di Montecamplo, il tratturo risale inframmezzandosi fra queste ultime. Il paesaggio si è nel frattempo molto modificato per l'emersione della crosta tufacea adatta piuttosto alle colture legnose: ancora agrumi, ma anche olivi e vigneti a tendone. Dopo un primo tratto che si inerpica essendo ridotto ad un angusto sentiero stretto fra gli arbusti della macchia, spesso spinosa, il percorso del tratturo risulta inglobato nei terreni contigui ovvero ingombro di macerie.

Sempre proseguendo lungo la sua traccia storica il tratturo sfocia su una provinciale che prosegue verso Nord addossata alla gravina di Montecamplo. Dopo qualche chilometro finalmente i camminatori hanno potuto l'asciare l'asfalto e si sono immersi nella frescura della pineta che promana dall'interno della sottostante gravina. Molto bello e suggestivo il transito per lo jazzo di Maldarizzi (che ispirò uno dei momenti più belli della terza edizione del Grand Tour) e la masseria omonima, avviata ad essere interessata da un grande progetto di ristrutturazione a scopo ricettivo. Subito oltre, terminato il tratturo dell'Orsanese, i camminatori si sono immessi sul percorso della Via Appia antica. In questo tratto la Regina viarum attraversa campagne nuovamente in piano che nel frattempo, lasciate le colture legnose, sono per lo più occupate da esigui tratti boscati che interrompono la continuità della colture a grano e foraggio.

Nel corso della stagione della Dogana di Foggia anche questo tratto di Via Appia antica svolse le funzioni di un tratturo, con la denominazione di Tratturello Tarantino. Lungo di questa si è transitati accanto alle elegante mole merlata di Masseria Del Vecchio Nuova, in un tratto molto suggestivo che finalmente si spoglia dell'asfalto e torna verde. È purtroppo un breve intermezzo: superata la moderna Statate 7 Appia si riveste di asfalto e lo conserva sino a Masseria Candile, già sede di una taverna presso la quale si pagavano i diritti di passo al marchese di Laterza. Proseguendo diviene sempre più angusta sinché si interrompe in corrispondenza di un canale in discesa dalla Murgia. Al di là la strada è stata sostituita da un canale di scolo delle acque meteoriche. Percorrendo stradine interpoderali ed il ciglio del canale i camminatori sono infine approdati sulla strada provinciale 22, sotto le cui spoglie moderne si cela il Tratturello Martinese (di seguito indicato, per semplicità, come Tratturo). Dopo una breve pausa si è quindi proseguito lungo una deliziosa stradina che corre, segnata da una duplice fila di spesso colossali pioppi e salici, interposta fra il canale medesimo e la Murgia di Fragennaro. Il secondo giorno di cammino si è così concluso a Masseria Lamia Carvotta, un'azienda abbarbicata sul costone di questo promontorio di Alta Murgia specializzata nell'allevamento degli asini e che ha pertanto di recente assunto la denominazione di Valle degli Asini.

Si è trattato della frazione di cammino più lunga (oltre 32 Km) e faticosa, sia per il notevole dislivello (oltre 300 metri, quasi tutti concentrati in una manciata di Km) sia per il caldo soffocante, che ha caratterizzato, per la verità l'intera edizione del Grand Tour.

Terzo giorno di cammino

Il terzo giorno di cammino ha attraversato, nel suo primo tratto, la suggestiva Murgia di Fragennaro, già incontrata nel corso della edizione dedicata a Madre Murgia. Si tratta di un promontorio rilevato di Alta Murgia che si protende all'interno della sottostante fossa premurgiana, territorio reso per secoli pantanoso proprio a causa delle acque in discesa dalle alture sovrastanti. Da tale condizione di marginalità fu redenta solo nel corso del Novecento, al termine di una sistematica opera di regimentazione delle acque che però ha, d'altro canto, comportato la pressoché completa cementificazione dei molti canali e corsi d'acqua. Il versante occidentale di questo avamposto calcareo, quello nel quale ricade per l'appunto Masseria Lamia Carvotta, alias La Valle degli Asini, insiste in territorio di Laterza, il pianoro sovrastante ricade in quello di Gioia del Colle, mentre quello orientale rientra invece nel comune di Castellaneta.

Anche questo estremo lembo di Terra delle Gravine, particolarmente allettante per le attività zootecniche, fu a lungo oggetto di disputa fra le citate Università (o meglio fra i suoi ceti dominanti), l'amministrazione della Dogana di Foggia ed i feudatari che rivendicavano la fruizione esclusiva dei rispettivi pascoli. Sollecitata dai pastori abruzzesi, nel 1742 la Dogana effettuò una ricognizione e ascrisse definitivamente la Murgia castellanetana alla Locazione di Terra d'Otranto, riservata pertanto ai suoi locati (cioè affittuari). Dopo aver lasciato Masseria Lamia Carvotta i camminatori si sono inerpicati attraverso un tratto di pineta di rimboschimento, in parte andato distrutto nel corso di un recente incendio molto distruttivo. Raggiunto il pianoro hanno percorso alcuni carrai che interrompono la quadrettatura perfetta dei fondi contadini originati dalle operazioni di quotizzazione demaniale di fine Ottocento. Si è così raggiunto il versante castellanetano, quello che, per le sue vicende ottocentesche, ha assunto la denominazione di Murgia Giovinazzi.

Discendendo lungo un suggestivo sterrato che, serpeggiando fra autentiche foreste di ferule in fiore, è quanto sopravvive dell'antica strada che da Santeramo conduceva in Castellaneta. Si è così giunti a Masseria Facce Rosse, superata la quale ci si è immessi lungo un bello sterrato frapposto fra due sterminate distese di cereali. Si è così nuovamente approdati sul Tratturo Martinese, che è stato il tema conduttore per la restante parte del Cammino del Doganiero. Essendo in questo tratto purtroppo inglobato in una trafficatissima strada provinciale, peraltro già percorsa nel corso della seconda edizione del Grand Tour, i camminatori hanno preferito adottare un percorso che decorre parallelo ad esso, un po' più a Sud. Lungo la bretella di congiunzione è stato possibile effettuare una breve visita al suggestivo laghetto di Masseria Tafuri, un autentico angolo fuori del tempo e dello spazio circostante, autentica oasi di frescura circondata da un lussureggiante bosco di salici, frassini, querce e pioppi che interrompe il circostante deserto cerealicolo. La strada è proseguita ancora fra campi di grano e foraggere a perdita d'occhio percorsi da folate di brezza che hanno solo lievemente affievolito il gran caldo del pomeriggio. Raggiunto il canale Iummo i camminatori hanno proseguito lungo la strada che lo costeggia. Esso raccoglie le acque in caduta dalla Murgia e le convoglia all'interno della Gravina Grande di Castellaneta e rappresenta una nicchia ecologica molto interessante. Nonostante sia stato sistematicamente cementificato, le sue sponde ospitano tuttavia una ricca vegetazione ripariale contraddistinta, qui è là, da splendidi esemplari di pioppo tremulo (Populus tremula) e di salici (Salix sp.). Si è così raggiunto il ponte della Renella con la vecchia ferrovia Taranto - Bari, da tempo ormai dismessa. Percorrendo uno sterrato che corre a questo parallelo ci si è infine ricongiunti, poco prima di Masseria Belvedere, col Tratturo Martinese, in un tratto molto interessante in quanto conserva l'originale fondo a ciottolato. Appena superata la citata masseria il Tratturo diventa strada provinciale asfaltata che, dopo un tratto alquanto anonimo, termina sulla statale 100. Subito oltre era il punto terminale della terza giornata di cammino, Masseria Cassiere.

Quarto giorno di cammino

Partiti da Masseria Cassiere i camminatori hanno attraversato la boscosa contrada di Dolcemorso punteggiata da floride aziende zootecniche. Dopo aver fatto visita alla omonima masseria, uno dei più eclatanti monumenti allo spreco di danaro pubblico, giacendo in completo stato di abbandono dopo le ingenti spese di ristrutturazione sopportate, si è raggiunto il tratto meglio conservato e più suggestivo del Tratturo Martinese e lo è percorso, non senza disagi a causa della vegetazione esuberante, sinché è stato consentito. In corrispondenza di Masseria Colombo la sua percorrenza risulta, infatti, praticamente, impedita. Percorrendo tratturi secondari e vecchie strade sterrate si sono così attraversate contrade rese suggestive per i ricordi sopravviventi della epopea ottocentesca delle quotizzazioni demaniali: la Difesa delle Vigne prima, la Bovara poi, ambedue in territorio di Mottola. Bordeggiando quest'ultima servendosi del tratturo che la bordeggia da Sud, si è così raggiunta la strada provinciale Martina-Mottola, in corrispondenza del bosco di Sant'Antuono.

Dopo alcuni chilometri, quasi interamente percorsi immersi nel silenzio del circostante bosco, si è approdati nel piano di Cernera, una delle difese feudali detenute dal marchese di Francavilla, feudatario di Massafra ed anch'esso oggetto di quotizzazione demaniale alla fine dell'Ottocento. Seguendo i tratturi che circondano ed attraversano questa contrada, diffusamente urbanizzata, si è raggiunto il fitto bosco circostante la gravina della Polvere. Attraverso l'intrico della boscaglia, aiutandosi del percorso di una diramazione secondaria dell'Acquedotto Pugliese, si è ancora una volta raggiunto il Tratturo Martinese, in un tratto coincidente con la storica strada istmica che da Taranto risaliva sulla Murgia per giungere a Noci e terminare a Monopoli.

Dato che la vecchia provincia di Terra d'Otranto non vantava una consolidata storia di transumanza, non era pertanto dotata di strade ad essa specificamente dedicate, come accadeva invece fra Abruzzo, Molise e la Capitanata. Quando lo Stato inserì anche questa provincia nell'amministrazione della Dogana della Mena delle Pecore dovette procedere alla creazione di una organica rete di tratturi e tratturelli, bracci e riposi che consentissero ai conduttori di greggi di muoversi liberamente per raggiungere i pascoli loro assegnati, senza cioè badare ai signorotti locali che imponevano diritti di passo ed altre angherie. Discendendo quindi lungo questo si è giunti al termine della XII edizione del Grand Tour della Terra delle Gravine, la cappella dedicata alla Madonna delle Rose e dell'Odegitria (cioè del Buon Cammino) all'interno del villaggio masseriale di Vallenza, punto nevralgico nella circolazione della Murgia premoderna.

Il Grand Tour della Terra delle Gravine è un progetto di Antonio Vincenzo Greco e Franco Zerruso per l'associazione culturale TERRA DELLE GRAVINE.