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LA RACCOLTA DEI PRODOTTI NATURALI

PAROLE CHIAVE: Parole chiave: Immagini, rural landscape history, storia del paesaggio agrario, flora, macchia mediterranea, feudalesimo, signoria agraria, demani, usi civici, paludi, saline, trulli, caccia, fiumi, allevamento, Taranto, Puglia, Italia meridionale, gravine, masserie, edilizia rurale

La raccolta e l'utilizzazione del legno

Un diritto naturale

Il legno costituiva l'unico combustibile largamente utilizzato per la cottura dei cibi e per il riscaldamento degli ambienti domestici, ma rivestiva un ruolo di primo piano nella economia della società preindustriale, essendo diffusamente utilizzato nell'edilizia e nella produzione di manufatti di largissimo uso.

Se però per talune epoche storiche (quella precedente la colonizzazione spartana di Taranto e l'alto Medio Evo) il contesto ecologico del Tarantino ancora naturale o ampiamente rinaturalizzato non poneva problemi di disponibilità, al di fuori di queste l'approvviginamento da parte della città e degli altri centri abitati ha sempre vissuto il problema della scarsezza della materia prima. Almeno a partire dal '500, pertanto, il legname per l'edilizia era importato dalla Calabria e dalla Basilicata.

La raccolta della legna dei boschi da parte della popolazione costituiva una delle più genuine espressioni degli usi civici, mediante i quali si esprimeva il senso di cittadinanza e di appartenza ad una comunità. Era originariamente esercitata come attività libera, (il cosiddetto legnatico), ma la progressiva rarefazione delle aree boschive indusse le comunità a prevedere regole di accesso e di utilizzo, consolidatesi sulla base delle consuetudini locali. Anche quando lo Stato (a partire dai Normanni) impose il suo monopolio nello sfruttamento economico dei pascoli, istituendo il regime forestale, non intese mai precludere i cittadini dall'accesso alle risorse naturali.

Per proprietà transitiva, il carattere naturale di tale diritto, alla base della teoria giusnaturalistica degli usi civici (elaborata nel corso del '700), fu accolto anche in seno alla giurisdizione feudale, che contemplava l'accesso da parte dei vassalli allo sfruttamento delle risorse naturali del demanio feudale.

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Alcuni degli oggetti fabbricati con il legno di quercia: un torchio per la produzione dell'olio di olive, i tradizionali aratri a chiodo

Le limitazioni

Nel corso del tardo Medioevo alla percezione dell'esaurimento progressivo della risorsa-bosco si associarono le crescenti pressioni desercitate da parte dei signori della terra e dei feudatari, i quali cercarono in tutti i modi di limitare gli ancestrali diritti delle popolazioni al fine di poter sfruttare più adeguatamente le risorse territoriali. Il risultato fu in parte di compromesso, mediante la formulazione di regolamenti e limitazioni. La norma universalmente seguita prevedeva, ad esempio, la possibilità del solo legnare a secco, della raccolta, cioè, della necromassa caduta dagli alberi, e vietava esplicitamente di legnare a verde, di poter cioè tagliare rami vivi. Un'altra limitazione prevedeva che la raccolta della legna potesse esercitarsi solo per alcuni periodi dell'anno, mentre per la restante parte il bosco rimaneva chiuso alla fruizione pubblica. Si parlava in questi casi della parata: trattandosi in genere di querceti, la chiusura coincideva con la maturazione e la caduta per terra delle ghiande e la loro locazione per l'ingrassamento (la grassa) dei maiali).
Le crescenti limitazioni si tradussero in un evidente peggioramento delle condizioni di vita quotidiana delle popolazioni, soprattutto per le fascia più povere, che non avevano altro modo di approvvigionarsi se non quello della raccolta diretta.

Laddove la pressione dei potenti non trovò argine adeguato (per complicità degli amministratori e disattenzione dello Stato) i signori della terra ebbero le mani libere nella erezione delle difese, aree cioè riservate, all'interno delle quali erano ammessi solo coloro che avessero la licenza, per donativo o per averla acquistata, mediante il pagamento della fida (poi indicata come affidatura).

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Incannicciata, prodotta assemblando materiali ricavati da materie prime naturali: canne, travi di legno e tegole di argilla.

In altre circostanze il governo dell'Università potè contrattare con il barone, riuscendo a spuntare qualche riserva di utilizzo per i cittadini. Fu ad esempio il caso di Massafra, che con le capitolazioni del 1562 e 1591 attribuì al barone le difese di Cernera, San Michele, Pischirofolo e Varcaturo, ma riuscì a salvare la possibilità per i cittadini di poter raccogliere legna e ghiande da terra.

Il lavoro

In ogni centro abitato, ma soprattutto nei maggiori,esistevano persone che della raccolta della legna facevano la propria professione (i legnaioli, o macchiaruli); questi provvedevano al taglio dei rami, sistemavano la legna sui propri carretti e li conducevano ai mercati.

La legna poteva essere utilizzata tal quale raccolta, ma spesso la si sottoponeva in loco ad un processo di combustione parziale; la carbonella che se ne ricavava costituiva un prodotto più facile da conservare e meglio trasportabile.

Le altre attività

La natura è stata, sino all'avvento della Rivoluzione Industriale, l'unica industria chimica in funzione.

La necessità di ricorrere al mondo vegetale per l'approvvigionamento di materie prime e di alimenti ispirò pertanto un vastissimo insieme di conoscenze e di pratiche sulla cultura delle piante.Tale patrimonio, ora unanimemente condiviso, ora patrimonio di ristrette categorie professionali si originò e consolidò nel corso di secoli, secondo criteri che non resisterebbero per lo più alla moderna criteriologia scientifica. Tale era l'abilità degli artigiani che fabbricavano panieri e nasse, la capacità fascinatrice dei guaritori (masciari), padroni dei segreti medicinali gelosamente custoditi all'interno delle piante.

Altri prodotti naturali che in qualche maniera contribuivano all'economia domestica erano le erbe commestibili (foglie), alcuni frutti selvatici (come i corbezzoli, cioè i russoli), i funghi, gli asparagi e le ghiande (per l'allevamento domestico del maiale).

Molte piante avevano un utilizzo medicinale, per cui erano ricercate e raccolte da persone esperte nel loro riconoscimento e da questi rivendute agli speziali.

Tra le piante più largamente utilizzate nella preparazione di manufatti ricordiamo i giunchi (adoperati, ad esempio per la preparazione delle nasse) e le canne.

Tra i moltissimi impieghi delle canne ricordiamo la fabbricazione dei sostegni per la vite (la cosiddetta uva inganno, od impalata), dei panieri e dei cannizzi (per seccare i fichi). Le canne erano, tuttavia, utilizzate diffusamente anche in edilizia, per approntare le coperture ad incannicciata.

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Le radici dell'arganetta erano utilizzate come colorante, i fiori della camomilla nella medicina familiare, i corbezzoli ed i funghi come alimento, le canne per la produzione di manufatti,le ghiande per ingrassare i maiali; la mandragora per sbizzarrire la fantasia popolare.